“IL CORPO POETICO CONFINANTE”
Il Corpo Confinante è una mostra collettiva di arte contemporanea che esplora il tema del corpo e dei suoi confini in modo profondo e stimolante. Le opere di Emanuele Gregolin, Laura GuildA e Samantha Lina, perfettamente integrate tra loro, offrono al visitatore un percorso espositivo che invita a riflettere sulla relazione tra il corpo e la realtà che lo circonda.
La mostra attraversa tre sezioni, ognuna delle quali indaga lo spazio che ci separa e allo stesso tempo ci connette al mondo, ovvero i luoghi in cui il corpo confinante si manifesta e può esprimersi.
Emanuele Gregolin apre il percorso della mostra nei nuclei magmatici delle sue Vibrazioni. L’artista elabora la relazione tra il desiderio e il corpo, nel tentativo di congelare attimi di vita che tuttavia sembrano sfuggire. Il rosso è protagonista, è materia cromatica profonda e inestinguibile. Nel gesto pittorico, Gregolin cerca e genera, coinvolgendo l’osservatore nella tensione a una forma compiuta. Ne risulta una proiezione che si dispiega lungo le pareti, in un corso orizzontale che sfocia nella prima sala, dove l’impeto si trasforma in una fiamma verticale.
Entriamo nella seconda sezione, abitata da Samantha Lina. La sua poetica ci immerge nel luogo misterioso dell’origine, a contatto con gli elementi naturali che animano il corpo. In Initum Ignire il confine vibra nel dialogo tra un monitor “elementare” e un telaio primitivo. Il video She Bears Witness, intreccio artistico tra le sue opere e la poesia Memory of Mammoth Cave di Marissa Davis, elabora il mistero dell’origine della vita in visioni simboliche e suggestive. In ogni opera l’indagine dell’artista si spinge al confine che separa il logos dall’inconoscibile e si placa in un grembo primitivo, nutrito dall’unione tra opposti.
Nell’ultima sala, Laura GuildA accoglie il visitatore con una selezione di opere dalla serie Precious Moss. Il confine qui si apre e diventa occasione di contatto. Il muschio nasce e cresce sulle cornici superandone il limite e traduce lo sguardo in opportunità di riflessione. L’artista mette a fuoco la responsabilità di una concezione antropocentrica della realtà che idealmente dovrebbe tendere all’unione tra il nostro corpo e la Natura. Un ideale che rende urgenti cambiamenti e un rinnovato slancio evolutivo.
La sala si chiude in un cerchio espositivo, con due opere di Samantha Lina e un trittico di Emanuele Gregolin che, in connessione ai Precious Moss della GuildA, coinvolgono l’osservatore ponendolo al centro del racconto de Il Corpo Confinante: progetto collettivo in cui virtualmente ogni gesto ci espone al desiderio e alla necessità di superare le dicotomie che spesso caratterizzano la nostra percezione della realtà.
Antonella Mantovani - Castello13